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Sala II

 

L’arrivo.
La neve era alta. Uscendo dai carri tiepidi fummo assaliti dal freddo come da un altro carnefice che veniva ad aumentare le nostre torture. […]
Le SS ci cacciarono tutti sotto le docce, prima caldissime poi gelate e con i randelli non ci permettevano né di gradare né di evitare le scottature ed i getti.
All’uscita delle docce furono distribuite a ciascuno di noi un paio di zoccoli, una camicia e un paio di mutande.
(Eo Baussano)

 

Il crematorio.
Mi tirai indietro di scatto, girai lo sguardo e mi trovai di fronte a una torre. Dal camino uscivano ondate di fumo verde, che venivano portate da una parte e dall’altra dal vento e poi si scioglievano: erano tante vittime trasformate in fumo, che usciva e si disperdeva nell’aria. Quello era il fumo che usciva dal crematorio. Aveva un odore tutto particolare dolciastro, appiccicaticcio, impregnante…
Carlo Lajolo

 

L’appello.
Ci portavano sul piazzale e lì ci dovevano contare… Tutte le mattine e tutte le sere… se ne mancava uno… guai, non ne parliamo… Bisognava trovarlo, a tutti costi, bisognava che uscisse, da qualsiasi parte… Per fare l’appello, come minimo, ci voleva un’ora e mezza, due, a volte anche di più. E ovviamente sempre sull’attenti, fuori, sul piazzale…
E alla sera, ovviamente, si contavano i morti…
Natalino Pia

 

Sopravvivere.
Chi si lasciava abbattere, chi si lasciava prendere dalla nostalgia, dallo sconforto… non reggeva… Chi aveva il morale… campava…
La speranza era l’ultima a morire.
Biagio Benzi

 

 

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