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I luoghi raccontano la storia

 

Mausoleo Fosse Ardeatine

Via Ardeatina 174, Roma

 

L'eccidio delle Fosse Ardeatine fu l'uccisione di 335 civili e militari italiani, trucidati a Roma il 24 marzo 1944 dalle truppe di occupazione tedesche come rappresaglia per l'attentato partigiano di via Rasella, compiuto il 23 marzo da membri dei GAP romani, in cui erano rimasti uccisi 33 soldati del reggimento "Bozen" appartenente alla Ordnungspolizei dell'esercito tedesco.

Per la sua efferatezza, l'alto numero di vittime e per le tragiche circostanze che portarono al suo compimento, l'eccidio delle Fosse Ardeatine divenne l'evento-simbolo della durezza dell'occupazione tedesca di Roma.

Le "Fosse Ardeatine", antiche cave di pozzolana situate nei pressi della via Ardeatina, scelte quale luogo dell'esecuzione e per occultare i cadaveri degli uccisi, nel dopoguerra sono state trasformate in un sacrario-monumento nazionale. Sono oggi visitabili e luogo di cerimonie pubbliche in memoria.

 

Approfondimenti

Mausoleo Fosse Ardeatine 

 

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Beppe Fenoglio e le Langhe

Passeggiata e percorso didattico

 

Beppe Fenoglio è stato uno scrittore, partigiano, traduttore e drammaturgo italiano, nato ad alba e morto a Torino. 

"I nostri padre e madre ci spiegavano i loro affari non più di quanto ci avrebbero spiegato il modo che ci avevan fatti nascere: senza mai una parola ci misero davanti il lavoro, il mangiare, i quattro soldi della domenica e infine, per me, l’andare da servitore (da La Malora)I nostri padre e madre ci spiegavano i loro affari non più di quanto ci avrebbero spiegato il modo che ci avevan fatti nascere: senza mai una parola ci misero davanti il lavoro, il mangiare, i quattro soldi della domenica e infine, per me, l’andare da servitore" (da La Malora)

"Ho in mente una dozzina di giornate, non di più, ma tutte a solatio, da tenere mezze a grano e mezze a viti. Con una riva di legna e anche un pratolino da mantenerci due pecore e una mula. Per concimarlo basterà la cenere del forno. - E dove sarebbe questa terra?[…] – Mica qui, mica su questa langa porca che ti piglia la pelle a montarla prima che a lavorarla. Io me la sogno su una di quelle collinette chiare subito sopra alba, dove la neve  ha appena toccato che se ne va…" (da La malora) 

"A me toccò che andavo per i diciassette anni e a dispetto della carestia di casa nostra pesavo sette miria, ero tanto grosso di ossa.  Quando mi misi a dormire quella notte, sapevo che l’indomani nostro padre sarebbe andato al mercato di Niella, ma da solo, sicché mi diede uno scrollone la sua voce nello scuro della prima mattina: - Agostino, levati e vestiti da chiesa. – Non dirò che fu un presentimento: tutto capitò come se io fossi un agnello in tempo di Pasqua. […] m’incrociai più d’una volta con l’uomo della bassa langa che un’ora dopo m’avrebbe tastato le braccia e misurato a spanne la schiena e contrattato poi con mio padre il mio valore.[…]. Partii per il Pavaglione una settimana dopo, a piedi… Mi sentivo nelle vene sangue d’altri che avevano già servito". (da La malora)

 

 

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